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BENVENUTI!

Finalmente on-line il primo sito dedicato all’artista Alessandro Pomi.
Nato a partire dalla mostra “Alessandro Pomi (1890-1976). Immagini del silenzio”, realizzata da Banca Popolare FriulAdria, e dagli eventi collaterali che l’hanno ulteriormente valorizzata, il sito vuole essere qualcosa di più che un semplice strumento di archiviazione della memoria dell’evento.
Scavare nella storia di Friuli e Veneto, riportare alla luce artisti da tempo dimenticati, studiarne la vita e la produzione e infine presentarli al pubblico, valorizzandone la figura e l’arte: questo è ciò che FriulAdria s’impegna fare ormai da anni.
Conscia dell’importanza che ha la promozione di un valore come la cultura per l’arricchimento del territorio in cui opera, la Banca ha scelto di organizzare ogni anno un’esposizione incentrata su un artista a suo tempo noto negli ambienti nazionali o internazionali ma negli ultimi anni dimenticato. La mostra su Alessandro Pomi è stata infatti caratterizzata dall’esposizione di venti dipinti, veri e propri capolavori, molti dei quali mai esposti al pubblico prima e che provengono, oltre che dal patrimonio artistico di FriulAdria, da importanti collezioni private di Friuli e Veneto.
L’esperienza della mostra su Alessandro Pomi è documentata e raccontata attraverso linguaggi e media diversi (link alle immagini, ingrandimenti ad alta risoluzione, documenti estratti dal catalogo, contenuti video ecc.), proponendo al visitatore percorsi ricchi di curiosità che lo porteranno alla scoperta di un autore “capace di una pittura di ‘piacevolezza non superficiale e di una leggiadria non troppo fragile’, …un impressionista senza violenze, che teneva conto della solidità delle figure …” [Stefano Franzo, dalla monografia Alessandro Pomi (1890 – 1976)].

Attraverso il sito e la collaborazione attiva dei suoi visitatori, la redazione intende mantenere viva l’attenzione su Alessandro Pomi e la sua opera, proponendo approfondimenti, contenuti multimediali, nuovi studi ed iniziative ad esso ispirate.

EUGENIO DA VENEZIA: la divina vocazione dell’arte

Per Eugenio da Venezia dipingere era una vocazione ed un impulso incontenibile. Persino quando, ricoverato in ospedale, i medici gli sconsigliavano energicamente di prendere in mano i pennelli poiché lo sforzo avrebbe potuto essergli nocivo, l’artista non riusciva a trattenersi, tanto grande era la “forza interiore” –come egli stesso la definì- che lo spingeva a creare. A seguito di questa necessità quasi fisica dell’arte si ha una produzione davvero vasta: paesaggi, ritratti ed autoritratti, nature morte, pastelli e matite, mosaici, per un arco di tempo che va dal 1925 al 1992, anno della morte.

Nato nel 1900 a Venezia, qui studiò all’Istituto Statale d’Arte e successivamente all’Accademia; nella città lagunare esordì esponendo a Ca’ Pesaro e qui visse per la maggior parte della sua vita, se si escludono i periodici soggiorni a Parigi tra il 1935 e il ’38. Il frutto della sua passione e dell’approfondita ricerca coloristica fu un notevole successo, con un susseguirsi di esposizioni in Italia e all’estero: Firenze, Napoli, Vienna, Varsavia, Parigi, Bucarest, Il Cairo, Berlino, Sofia, Budapest. Dal 1932 al ’56 partecipò come invitato alla celeberrima Biennale veneziana e qui, nel 1934 conobbe il Duc de Trèvise, colto e ricchissimo protettore dell’arte francese, che espresse profonda ammirazione per i suoi lavori, lo invitò ad aprire una personale a Parigi e gli presentò Pierre Bonnard, dal quale Eugenio ricevette consigli ed incoraggiamenti a proseguire nella propria ricerca artistica. Non furono solo questi due grandi francesi a dichiarare la loro amicizia e la loro stima per il Da Venezia: molti tra i pittori suoi contemporanei condividevano con lui l’esperienza dell’arte; si possono citare nomi quali Virgilio Guidi, Filippo De Pisis, Afro Basaldella, Emilio Vedova, Felice Carena, Giuseppe Zigaina, Mariano Fortuny e Alessandro Pomi. Numerosi erano anche i gruppi di cui Da Venezia faceva parte e con i quali esponeva in mostre collettive: prima di tutto i capesarini, vero gotha della pittura contemporanea veneta; poi i “Giovani di Palazzo Carminati”, i “Tredici artisti veneziani”, i “Pittori di Bardonecchia”. Infine, il goliardico e folto gruppo de “La Valigia”, Ordine comprendente ventisette artisti e fondato in seguito a una delirante nottata in cui Angelo Sara, Giusto Benvenuti e Otello Bertazzolo (pittori i primi due, scultore l’ultimo) si divertirono a dipingere una vecchia valigia abbandonata nell’osteria di Aurelio in San Luca. La borsa da viaggio fu poi illustrata dai ventisette fondatori del Magnifico Ordine, tra cui figuravano anche i già citati Alessandro Pomi e Mariano Fortuny, e divenne un vero e proprio caso artistico, con l’organizzazione di mostre personali e collettive, cene a tema, incontri benefici a favore di giovani artisti.

Il valore di Eugenio Da Venezia fu riconosciuto ufficialmente anche dallo stato italiano: il Ministero della pubblica Istruzione lo nominò titolare del corso di Decorazione pittorica presso l’Istituto d’Arte della sua città natale e in seguito gli conferì la cattedra dell’insegnamento di Figura disegnata all’Accademia. Instancabile, il nostro seguitò il suo lavoro anche in tarda età: data infatti agli anni Settanta la nuova e feconda vena pittorica che scaturì da un cambio di ambiente, quando Eugenio acquistò una villa di vacanza a Collalto, nella quale i nuovi panorami furono per lui fonte d’ispirazione; nemmeno il declinare delle forze e i problemi alla vista interruppero la sua produzione. Era il 1992 quando Eugenio da Venezia, ormai sazio di giorni e d’arte, morì nella stessa città che l’aveva visto venire alla luce.

E’ possibile reperire ulteriori informazioni sull’artista visitando il sito www.eugeniodavenezia.eu.

Articolo a cura di Erica Martin

LUIGI DE GIUDICI (1887/1955). Un friulano a Venezia

E’ il 1887 quando da Colotilde Casali, d’antica e facoltosa famiglia carnica, e Antonio De Giudici, ricco possidente friulano, nasce Luigi, destinato a divenire un abile pittore e un caro amico di Alessandro Pomi.

La sua arte sarà segnata dalla varietà e dalla sperimentazione: alternerà uno stile appassionatamente futurista alla finezza degli ex libris di gusto liberty, splendidi e veristici ritratti a matita e paesaggi impressionisti, belle dame che sembrano uscite dal pennello di Lautrec a opere tra l’espressionismo e il fauve, autoritratti ottocenteschi e fantasie cubiste.

Luigi De Giudici passa la sua infanzia a Oderzo, in quella Villa Ottoboni Mercante facente parte di una tenuta nella frazione di Rustignè che i genitori avevano affittato per un ventennio a partire dal 1885; al secondo anno di ginnasio (frequentava il prestigioso collegio opitergino Brandolini Rota) è costretto a casa da una grave malattia e viene operato d’emergenza sopra il tavolo della cucina: il difficile intervento lascerà un profondo segno nella sua vita. Durante la lunga convalescenza ad Alassio, nella Riviera Ligure di Ponente, il ragazzo realizza il suo primo disegno: siamo nel 1903; Luigi vorrebbe dedicarsi anima e corpo alla pittura, ma il padre gli impone di proseguire gli studi. Di fatto, l’intera vita di De Giudici sarà un’alternanza tra studio e pittura prima, lavoro e pittura poi; vi saranno infatti periodi in cui egli lascerà il pennello per dedicarsi ad attività imprenditoriali e commerciali, e periodi in cui la sua arte si esprimerà al meglio, con una vasta produzione di dipinti, disegni e schizzi.

Nello stesso anno del suo esordio artistico, Luigi si stabilisce a Venezia, in Campiello Mosca; l’anno seguente sarà segnato da un tragico fatto: muore infatti la sua unica sorella Marianna, appena quattordicenne.

Dal 1904 al 1907 De Giudici porterà avanti in contemporanea due attività: lo studio presso il Regio Istituto Tecnico Paolo Sarpi e le lezioni private dal pittore opitergino Giuseppe Vizzotto Alberti; queste ultime continueranno ancora per due anni dopo il diploma di ragioneria conseguito da Luigi nel 1907. Intanto, alterna la vita veneziana ai soggiorni nella Villa Franchin a Marocco di Mogliano Veneto, dove i genitori si sono spostati.

A partire dal 1908 Luigi comincia ad avvicinarsi al gruppo artistico dei capesarini, del quale fa parte anche Alessandro Pomi; l’amicizia tra i due diverrà in poco tempo indissolubile. A questi stessi anni risalgono gli incontri di De Giudici con alcuni “mostri sacri” dell’arte, come Umberto Boccioni, Umberto Martina e Giovanni Napoleone Pellis; in seguito si guadagnerà anche l’amicizia di uno dei padri del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti, che spesse volte gli regalerà i suoi libri siglandoli con dediche di “viva simpatia futurista”.

Dal 1910 si spalanca agli occhi di Luigi il mondo artistico europeo: abbandonato per un po’ l’ambiente veneto, il giovane pittore visita Parigi, Londra, l’Olanda; comincia ora uno dei suoi periodi più fecondi: espone a Ca’ Pesaro e all’Hotel Vittoria di Venezia; una sua illustrazione compare nell’unico numero di “I pazzi”, pubblicazione “d’avanguardia” curata da Gino Rossi e recante una scritta di Marinetti in copertina. Forse è proprio l’afflato futurista, lo slancio verso la modernità, la civiltà delle macchine e il radioso futuro dell’Italia imperialista che spinge Luigi De Giudici a partire volontario per la Prima Guerra Mondiale, lui che avendo subito un laborioso intervento chirurgico ed essendo figlio di madre vedova (nel 1914 era morto il padre) avrebbe avuto diritto all’esonero.

Non è ancora terminato il conflitto che Luigi trova l’amore, e lo trova in Liguria, la terra che lo aveva visto convalescente e dove ora si sta rifugiando con la madre dopo l’invasione austriaca di Tolmezzo: lei è Maria Rolleri, che Pomi ritrarrà in un dipinto intensissimo e che morirà ancor giovane nel 1938, lasciandolo con sei figli.

Il 1919 è l’anno in cui De Giudici partecipa con le opere “Agilità” e “Violoncellista” alla Grande Esposizione Nazionale Futurista, assieme ad artisti del calibro di Balla, Depero, Sironi; l’anno in cui espone nuovamente a Palazzo Pesaro con l’Unione Giovani Artisti, allo Stabilimento Bagni del Lido assieme ad Ettore Tito e Cesare Laurenti e poi ancora assieme a Teodoro Wolf Ferrari e Pomi, ma anche l’anno in cui decide di non dipingere più, salvo qualche sporadico lavoro nel 1920. “…ho lasciato l’arte fino a quando mi sentirò in grado (se la fortuna mi aiuterà) di dedicarmi ad essa con la massima serenità”, sono le sue stesse parole.

Nel 1921 sposa l’amatissima Maria e si trasferisce ad Oderzo, dedicandosi all’industria; senza arte, però, non resiste a lungo, e nemmeno resiste lontano da Venezia: nel ’21 esporrà “Suonatore notturno”, “Vecchoo contadino” e “Capriccio spagnolo” a Treviso, mentre nel ’29 si stabilirà definitivamente a Venezia, Palazzo Soranzo.

Gli anni del 1930 – 35 sono molto intensi dal punto di vista artistico: realizza molte opere, espone alla fondazione Bevilacqua La Masa, alla Mostra d’Arte Italiana e alla celeberrima Esposizione Universale di Parigi, portando al contempo avanti l’attività industriale, destinata ad avere fine col secondo conflitto mondiale.

Gli anni Cinquanta lo vedono ormai stanco, a chiacchierare nel salotto della sua casa veneziana con il carissimo amico Alessandro Pomi e con gli altri artisti che orbitavano attorno al mondo della Biennale. Morirà il 16 febbraio 1955, lasciando una grande quantità di opere che testimonia quanto fu fecondo e variegato il suo genio pittorico e quanto profonda fu la sua conoscenza della materia, del colore, del disegno.

Per maggiori informazioni sull’artista è possibile visitare il sito ufficiale www.luigidegiudici.com .

Articolo a cura di Erica Martin

FriulAdria lancia il sito www.alessandropomi.it

STRATEGIE PER IL TERRITORIO

La fruizione interattiva e multimediale dell’arte

FriulAdria lancia il sito www.alessandropomi.it

La prima galleria d’arte “visitabile” con l’iPad

 

Frutto della collaborazione tra FriulAdria e Università Ca’ Foscari, la nuova iniziativa documenta e racconta l’esperienza della mostra sull’artista veneziano Alessandro Pomi utilizzando tecnologie che rivoluzionano il rapporto con l’opera d’arte: è il primo sito culturale italiano progettato per essere consultato con l’iPad

In cantiere anche il centro multimediale dedicato a Giovanni Antonio de’ Sacchis

 

Pordenone, 13 luglio 2010 – Il 7 e 8 luglio si è svolto a Ca’ Foscari il convegno internazionale di studi “Far comprendere far vedere. Cinema, fruizione, multimedialità. Il caso Russie!“, promosso dall’ateneo veneziano e da Banca Popolare FriulAdria come iniziativa collaterale alla rassegna sull’arte russa del Novecento visitabile fino al prossimo 25 luglio negli spazi espositivi dell’università.

Quindici qualificati interventi (tra gli altri il direttore della Biennale/Cinema e della Mostra di Venezia Marco Mueller e il grande registra inglese Peter Greenaway) hanno ripercorso la storia dei rapporti del codice cinematografico con le arti visive, evidenziato i nodi cruciali che questo secolare rapporto presenta nell’attuale situazione, presentato alcune importanti ricerche in corso, che sottolineano l’ormai consolidata partnership tra FriulAdria e Ca’ Foscari negli ambiti strategici della fruizione e della valorizzazione del patrimonio artistico e culturale.

Rispetto a quest’ultimo punto, il convegno veneziano è anche servito a lanciare due importanti iniziative culturali avviate e promosse dalla Banca in collaborazione con l’università: il centro multimediale dedicato a Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone, uno dei maggior artisti del ‘500 che FriulAdria intende valorizzare in chiave multimediale con un progetto assolutamente innovativo; e il sito internet dedicato all’artista Alessandro Pomi (www.alessandropomi.it),  recentemente oggetto di una mostra e di una monografia pubblicata all’interno della collana “Segni da un territorio”.

Il sito sul Pomi vuole essere qualcosa di più di un semplice strumento di archiviazione della memoria della mostra e delle iniziative collaterali ad essa collegate: è stato, infatti, concepito come un vero e proprio spazio di comunicazione da e per il pubblico che viene costantemente stimolato ad interagire con i contenuti e con le opere d’arte spiega il responsabile della Comunicazione di FriulAdria Giovanni Lessio – Tra tutte le iniziative promosse dalla nostra banca negli ultimi anni, questa è l’emblema della sperimentazione multimediale: è il primo sito italiano di carattere culturale progettato per essere consultato da iPad”.

La galleria multimediale, curata da una ricercatrice di Ca’ Foscari in collaborazione con l’associazione “So What”, documenta e racconta l’esperienza della mostra “Alessandro Pomi (1890-1976). Immagini del silenzio” attraverso linguaggi e media diversi: link alle immagini, ingrandimenti ad alta risoluzione, documenti estratti dal catalogo, contenuti audio e video, ecc., proponendo al visitatore percorsi ricchi di curiosità con la possibilità di interagire anche attraverso lo spazio “Blog”.

Per informazioni:

Ufficio Comunicazione/Flavio Mariuzzo: tel. 0434/233137 – cell. 340 0841572

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La Redazione